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12 Marzo
ore 09:14 -
Tablet Hotel: sconti per Grazia (e un consiglio per Bali)
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Quando mi hanno parlato di Tablet ho pensato al solito servizio di scelta e prenotazione di alberghi.
Poi ho guardato meglio: c'è la scelta, c'è la prenotazione, ci sono interessanti meccanismi di asta, con offerte reali, di alberghi veri, ogni settimana.
Ma, soprattutto, c'è la scelta: tutti alberghi di design, quelli che vengono definiti appunto design hotel o boutique hotel. Ecco, se c'è un luogo dove posso trovare gli alberghi del genere che piace a me, ottimo.
Devo dire, però, che mi sono definitivamente convinto quando ho visto che tra gli alberghi proposti da Tablet c'è l'Alila Manggis di Bali; non si tratta dell'albergo più "bello" dell'isola, ma è uno di quei posti dove uno arriva e non vorrebbe più andare via. E, infatti, noi abbiamo sofferto di un vero mal-di-Alila appena lasciato quel posto. Quindi, non perdete tempo: partite!

La serenità assoluta dell'Alila Manggis
Per tutti gli amici di Grazia ci sono condizioni particolari sul sito Tablet (sconti, soprattutto), usando questo indirizzo per accedere:
tablethotels.it/GRAZIA
Buon viaggio e salutatemi l'Alila
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14 Febbraio
ore 11:05 -
La tua foto dall'Empire State Building
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Buon San Valentino!
Non solo all'Empire State Building a New York, ma nella maggior parte dei grattacieli e delle torri e delle attrazioni esiste il rito della fotografia: mentre entri ti scattano un po' di foto, poi all'uscita le puoi comprare per la modica somma di prezzo-della-fotografia^12.
Ovviamente tu non la compri mai, e io faccio come te. Da quella volta - credo fossero gli Universal Studios - quando sono stato immortalato fino alle corde vocali urlando prima di una qualche discesa su uno scivolo d'acqua: lo spettacolo era così orrendo, che adesso non passo più nemmeno a guardarle, le foto.
In una di queste circostanze, però, per liberarmi della simpatica insistenza del ragazzo delle foto, gli ho lasciato un indirizzo e-mail.
Da allora, ogni due o tre mesi e in occasione di tutte le ricorrenze di qualsiasi genere mi arriva un messaggio: Your Photo From Empire State Building. E c'è la nostra foto stampata su tazze, tovaglioli, cartoline, bicchieri, qualsiasi cosa.
Il servizio è gestito da Photogra.com e ci vorrebbe un secondo per cancellarsi, ma io oramai mi sono affezionato. Un po' perché in quella foto sono sempre uguale, un po' perché sono un calendario-promemoria (ah, è San Valentino!) e un po' perché in fondo fanno il loro mestiere: sono un micro album fotografico in modalità push.
PS ok, confesso: una tazza poi l'ho anche comprata
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10 Febbraio
ore 13:49 -
Vancouver: di frontiera non so, bellissima senz'altro
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Io la metto tra le 4 città al mondo dove andrei a vivere subito (San Francisco, Vancouver, New York, Chicago), per dire che è facile capire quanto mi sia piaciuta Vancouver. Adesso me la immagino piena di gente per le Olimpiadi invernali e ancora più viva e frizzante di come l'ho vista io.
Se potete o dovete andarci adesso o poi, partite col sorriso.

In ordine sparso:
- siamo in Canada, ma è come essere negli Stati Uniti, forse è per questo che la chiamano città di frontiera;
- il mare, il lago, le montagne, la metropoli, un parco immenso: sei in una grande città del mondo, ma la natura è davvero ovunque;
- Stanley Park è il sogno di tutti i runner, di tutti i polmoni e di tutti quelli che cercano una bella panchina dove baciarsi;
- Vancouver è molto grande, downtown è molto piccola, YaleTown è il vostro quartiere: chic, pieno di quei ristorantini e di quei negozietti che...
- io ho dormito all'hotel Moda, a me piacciono gli hotel di questo tipo (design, essenziali, magari in vecchi edifici recuperati), questo è in effetti un po' rumoroso, ma se quell'aspetto non è decisivo, lo consiglio;
- della città la cosa migliore è l'atmosfera; difficile dire se sia la frontiera, se sia la serenità dei canadesi (il sogno americano, senza aggressività - dicono loro), se sia l'aria: è uno di quei posti dove arrivi e proprio ci staresti, entri subito in sintonia con i suoi ritmi, hai sempre voglia di passeggiare per guardarti in giro e sorridere alle persone: ecco, così.
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07 Febbraio
ore 17:55 -
Burj Al Arab di Dubai: molte stelle, poca classe
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Per Capodanno andiamo a Dubai e vuoi non puntare a uno degli alberghi più famosi del mondo e vera icona della città degli Emirati? Non sia mai! Il Burj Al Arab, l'albergo a forma di vela sarebbe stato perfetto per la notte del 31, siamo disposti a fare una follia. Un rapido giro nelle tariffe sul sito e capiamo che, no, la follia non sarebbe stata sufficiente. Fa nulla, andremo a farci un giro.
Una volta arrivati a Dubai capiamo che l'esclusività dell'albergo è difesa a spada tratta: puoi entrare a dare un'occhiata solo se sei un'ospite o se hai una prenotazione al ristorante. Perfetto: dov'è il menu? Nulla, non ci possiamo permettere nemmeno il ristorante e forse non abbiamo nemmeno troppa voglia di dedicare tutta la serata all'albergo.
Ripieghiamo sull'aperitivo. Telefoniamo al centro prenotazioni dell'hotel e dopo un discreta attesa veniamo accolti da una gentile signora che, dopo un po' di salamelecchi, ci conferma una prenotazione per l'aperitivo una ventina di giorni dopo: "fino ad allora non c'è posto, il bar - esclusivissimo - ha pochi tavoli". Iniziamo a sentirci inadeguati a tutto, ma oramai siamo in ballo e quando la signora ci dice che esiste anche un altro bar, il Junsui, dove c'è anche posto e dove l'aperitivo ci costerà meno di 100 euro a testa, prenotiamo entusiasti. A quel punto la signora ci elenca una lunga serie di specifiche: se tardi più di mezz'ora perdi il tavolo, la consumazione minima è di tot dollari, non puoi andare in giro per l'albergo, all'arrivo devi dare il numero di conferma, eccetera.
Perplessi.
La conferma della prenotazione arriva per email, con tutte le raccomandazioni di cui sopra e frasi inquietanti tipo:
Gentlemen are requested to wear a shirt with collar, long trousers or smart jeans and closed shoes (no trainers)
Ci guardiamo, guardiamo le nostre valigie da weekend lungo (ok, non è vero, partiamo sempre con bauli di roba anche per mezza giornata), guardiamo i nostri jeans e: saranno smart?Panico.
La sera dell'aperitivo ci prepariamo con cura, doppio giro di creme e cremine, profumi, camicia di Tommy, jeans di Tommy (non la linea tamarra, quella bella), la nostra naturale eleganza: andiamo.
All'ingresso il taxi si ferma, la guardia ci chiede i nomi, non li capisce, gli diamo il numero di prenotazione, non lo trova, io già mi innervosico e lo manderei al diavolo, alla fine lo trova, ci fa passare.
Passiamo il breve ponte che collega la terraferma al finto isolotto (tutta sabbia e infatti pare stia già sprofondando) dove è costruito l'albergo, il taxi ci fa scendere. Io qui mi aspettavo un'accoglienza degna di tutte le menate e i codici e il dress code e il costo: non pervenuta.
Mi aspettavo di provare quel senso di appartenenza alla storia e al mondo che ti prende quando entri nei grandi alberghi del mondo, il Waldorf Astoria a New York, il Fairmont a San Francisco, il Peninsula a Hong Kong: non pervenuto.
Entriamo.
Ecco, non quello che ci aspettavamo. L'interno è kitsch, ma non quel kitsch allegro dei grandi alberghi impossibili di Las Vegas, bensì il kitsch di chi ha la pretesa di essere esageratamente elegante e lussuoso ed esclusivo.
Pronti via: un trentacinquenne spagnolo con dei pinocchietti. Poi un paio di russi stile muratore. Poi altre gente in ciabatte.
Perplessi.
Arriviamo al nostro bar, che non è male. Ricorda un po' il Gold di D&G, ma tutto sull'argento. Ci accoglie una ragazza e ci accompagna al tavolo: 10 minuti per dirci quello che possiamo e non possiamo avere con la tariffa standard. Mah, non proprio una cosa così di classe. Scegliamo. A un certo punto arriva un ragazzo che inizia a spolverare il tavolino vicino al nostro e poi, visto che c'è, passa a dare una sistematina anche al nostro. Deve aver saltato la prima lezione della scuola alberghiera.
Insomma. La classe proprio non si può comprare e se si potesse comprare qui avrebbero bisogno di investimenti molto ingenti.
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04 Febbraio
ore 23:43 -
Prenota on line, tenta la fortuna
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Il caso più clamoroso ci è capitato organizzando un vaggio in Portogallo, un paio di anni fa: prenoti tu la macchina? OK, con Avis viene circa 100 euro, stasera da casa faccio tutto.
La sera a casa: Avis, una settimana, presa a Lisbona, lasciata a Faro, 250 euro.
Boh. Distratto da altro, passa qualche giorno.
Hai prenotato la macchina? Ah, no: mi veniva un prezzo folle. Anzi, adesso ne cerco un'altra. Cerca e ricerca, alla fine: Avis, circa 100 euro. La più conveniente anche rispetto a tutte quelle di Auto Europe.
La sera a casa: 250 e passa euro.
La faccio breve: da Mac e da Pc il sito di Avis a parità di condizioni portava a quotazioni diverse.
E da allora abbiamo capito che: bisogna sempre insistere, riprovare, rifare ricerche, ricaricare la pagina, cambiare l'ordinamento dei risultati. Anche prenotando i voli. Una cosa simile l'anno scorso cercando i voli per San Francisco: stesso sito, stessi parametri, una ricerca ordinata per "il più conveniente" portava a un'offerta di voli a 800 euro; ordinando i risultati per durata del volo comparivano voli a 450 euro. Fatto e rifatto mille volte: una cosa scientifica. Alla fine abbiamo speso 450 euro.
Internet non è una scienza esatta, dietro i siti ci sono persone, procedure e giornate storte e dimenticanze: bisogna credere nell'imperfezione umana e insistere.
Come i nostri amici di Emirates: "togli poi tu quel Lorem Ipsum dall'email di conferma del volo?"
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